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Rosarno è in Calabria. Annarosa Macrì intervista Elisabetta Tripodi

Rosarno è in Calabria, vicinissima e al tempo stesso lontana da noi. Perché a Rosarno “succedono cose dell’altro mondo”.
Succede che vi operino due dei più attivi clan ‘ndranghetisti (Pesce e Bellocco); succede che Maria Concetta Cacciola, testimone di giustizia, si suicidi ingerendo acido; succede che anche gli immigrati protestino per i soprusi della mafia e vengano rimpatriati; succede che un capo clan condannato all’ergastolo e quasi cieco, invii una lettera intimidatoria al Sindaco di Rosarno in una busta intestata del Comune.
Rosarno è una zona di confine, “un mondo di ombre” lo definisce Annarosa Macrì, mentre intervista Elisabetta Tripodi, Sindaco di Rosarno, nell’ultimo appuntamento del CaratteriMobili Festival. «È il primo spostamento lungo da quando ho la scorta» ammette il Sindaco nel Chiostro di S. Benedetto ad una platea vasta e attenta. «Vogliono stancarmi, costringermi alle dimissioni», ma la sfida lanciata dai criminali, Elisabetta Tripodi la rifiuta: «Sono stata legittimata dai cittadini (..), e lavoro per far diventare il mio paese “normale”, con servizi e nel rispetto delle regole.»

“Tutto qui” sembra voglia aggiungere questa donna che si è «sentita diffamata, non impaurita», colpita come istituzione, delegittimata, e per questo, senza esitazione, si è rivolta ad un’altra istituzione, ricevendo appoggio anche da una parte della sua comunità.

Al sindaco e alla giornalista, si affiancano, emergendo dai racconti, altre figure di donna: un’anziana signora che chiede: «Elisabetta, tenga duro!», delle bambine che da grandi vogliono diventare sindaco, e Giuseppina Pesce, pentita di mafia, e Maria Concetta Cacciola, testimone. «Non avevano avuto alternative- dice di loro Elisabetta Tripodi -ma spesso la donna porta con sé una voglia di riscatto, una spinta diversa di madri che augurano un futuro ai propri figli.»

Nella volontà di non restare vittima, l’informazione riveste allora un ruolo fondamentale e questo incontro si è dimostrato un medium diretto per scavalcare un giornalismo che scrive di Calabria nelle sole pagine di cronaca nera, e per iniziare finalmente a capire.

Annika Tortelli

foto di Daniela Benigno

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